lunedì 18 maggio 2015

Start up e brevetti, la mappa dell’innovazione accelera in periferia

Dieci anni, dal 2003 al 2013, che hanno cambiato il tessuto imprenditoriale italiano: la crisi dilagante, che ha tagliato ordinativi e forza lavoro, ha eroso la capacità di inn0vare, in particolare in Lazio, L0mbardia e Piemonte. In queste regioni il numero di brevetti e marchi registrati all’anno è notevolmente calato (-30% in media), come naturale effetto della ridotta competitività delle grandi industrie attive sul territorio.
Al contrario, le aziende delle province italiane più “periferiche” hanno puntato tutto sullo scatto in avanti: l’Emilia Romagna ha toccato quota 144 brevetti registrati ogni 100mila abitanti (meno dei 172 della Lombardia, ma più dei 139 del Lazio); nelle Marche le idee “brevettate” sono salite da 35 a circa 122; in Toscana da 26 a 106; in Friuli Venezia Giulia da 39 a 100.
A dirlo sono i dati del ministero dello Sviluppo Economico, elaborati nella mappa dell’innovazione italiana rappresentata dall’Infodata del Lunedì in edicola sul quotidiano del 18 maggio e su Infodatablog. I brevetti, però, raccontano solo in parte il livello tecnologico delle nostre industrie: l’Italia, dopo anni di opposizione periferica, solamente la scorsa settimana ha sottoscritto l’accordo per adottare il «brevetto unitario europeo» che, grazie a una disciplina internazionale e a un sistema giurisdizionale unico, dovrebbe garantisce una protezione semplificata delle invenzioni sul territorio europeo, con una procedura che ridurrà in modo sostanziale i costi di traduzioni e spese legali; finora la capacità del sistema produttivo di tutelare l’innovazione era vincolata alle possibilità economiche.
A raccontare l’evoluzione delle imprese sono anche i dati di marzo 2015 sulle start up innovative, con incidenze sopra la media (rispetto al totale delle società di capitale) anche in Calabria e Trentino-Alto Adige. Stupisce, infine, il tasso percentuale di imprese industriali e dei servizi con più di 10 addetti che dispongono di un sito web: nel 2003 erano meno della metà, oggi circa sette su dieci ma con ben dieci regioni dove più del 40% delle aziende sono ancora offline.

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