giovedì 30 luglio 2015

Il braccialetto dell’amicizia che avvicina le bambine al coding

Chi ha detto che alle bambine non piace programmare? Datele un gioco che le faccia sentire più vicine all’amica del cuore e saranno felici di imparare i fondamenti dell’informatica. Con questa idea, una startup di New York ha creato deibraccialetti dell’amicizia pensati per avvicinare le bambine al coding. Si chiamano Jewelbots ed usano la tecnologia open source di Arduino. Le bambine possono programmare il proprio braccialetto usando semplici equazioni “se-allora” dall’appcollegata al braccialetto, che si illumina e vibra, permettendo alle bambine dicomunicare tra loro usando il codice morse. I braccialetti si connettono tramite bluetooth e funzionano anche senza il collegamento allo smartphone. 

La scarsità di ragazze nel settore dell’informatica è una conseguenza culturale: pertanto è importante inviare messaggi, già dall’infanzia, che mostrino la scienza e la tecnologia come materie adatte anche alle ragazze. Qualche mese fa Google e Disney hanno lanciato un cartone animato, proprio per suscitare l’interesse delle piccole telespettatrici verso il mondo della programmazione. E la protagonista usava proprio un braccialetto super tecnologico.
I Jewelbots sono pensati, si legge nel sito, “per tutte quelle bambine che vogliono migliorare le loro capacità di programmazione”. Per prima cosa bisogna collegare il braccialetto a un pc ed usare il software Arduino IDE per personalizzarlo. Si può programmare in base a ciò che si desidera: le notifiche social, le conversazioni con gli amici, o con la mamma. I braccialetti si possono sincronizzare e usare per inviare messaggi. Sul sito di Jewelbots si potranno trovare le stringe di codice così che le bambine possano sperimentare le potenzialità del proprio wearable.

La startup Jewelbots è stata fondata da Sara Chipps, sviluppatrice e co-fondatrice della non-profit Girl Develop It!, e da Brooke Moreland, un’imprenditrice nel settorefashion-tech. Per ora il prodotto è ancora in fase di test ma le due startupper sono convinte che una volta sul mercato le bambine faranno un uso sorprendente del loro prodotto. “Vogliamo aiutare le ragazze ad essere libere di sentirsi entusiaste delle potenzialità della tecnologia già da piccole – ha detto Brooke Moreland al magazine PSFK – a prescindere dalla carriera che poi intraprenderanno”.


(Fonte: startupitalia.eu)

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